LA MIA CUCINA DI BOSCO

La cucina ha abbracciato quasi tutta la mia vita: prima come osservazione, poi come comunicazione, come ricordo e infine come volontà. I primi incontri sono legati alle raccolte di funghi come l’amanita muscaria che facevo a 8 anni, le portavo a casa ed il mio gioco preferito era cucinarli e servirli: per finta! Naturalmente era un gioco. Poi la cucina diventa un punto di osservazione e comunicazione con un nonno che in guerra fecero prigioniero e portarono in Australia, dove imparò l’arte della cucina che mi trasmise con gli occhi e i suoi gesti tra i fornelli. Era il nostro meraviglioso mondo, noi comunicavamo così. Poi, crescendo per un periodo di 15 anni in giro per il mondo (Arabia, Grecia, Spagna, Egitto) altri ingredienti e altri profumi hanno arricchito la mia vita e con essa la mia esigenza di saperne di più. Poi il mio rientro a Roma e una nuova strada da percorrere. Sentivo anche l’esigenza di tornare in contatto con la natura, è una forza che continua a bussare alla mia porta per quanto io mi possa opporre. Così mi avvicino sempre più alla terra, la conoscenza dei frutti aumenta inesorabilmente, finchè non arriva la volontà di mettere insieme le esperienze, i colori, i profumi, ciò che ho visto, che ho sentito, che ho provato: un’esigenza incontrollata di esprimere finalmente me.