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MASTERCHEF 4: CHIARA ZANOTTI E I FUNGHI, L’INTERVISTA CHE VI LASCERÀ CON L’ACQUOLINA IN BOCCA

Ciao Chiara, 
è bellissimo finalmente poterti intervistare perché di un personaggio come te non ci si può che innamorare a prima vista.

L’amore per i funghi che abbiamo visto trasparire dai tuoi occhi azzurri, è qualcosa che ci ha ammaliato e ricordato cosa significhi davvero la parola “passione” e per questo, anche se ormai sei uscita dalla cucina di Masterchef, continueremo a tifare te, come dall’inizio. Ma raccontaci i tuoi di inizi…

Molti, ad esempio io, ricollegano i funghi alla famiglia, all’andare nel bosco con la propria nonna sperando di riempire il cestino di vimini vuoto con cui si era partiti. Come è nata invece la tua passione per i funghi?

La mia passione per i funghi nasce da un istinto quasi irragionevole, una forza che viene da dentro e non puoi negare o rifiutare perché prima o poi si fa sentire ed esplode.

Un amore viscerale il mio, come diceva lo Chef Cracco, per loro che mi hanno accompagnata nel tempo come ricordi di un infanzia sulle montagne d’Austria, dove colori e odori dei funghi coloravano la mia vita! Ero già strana allora, da piccola, parlavo poco, a volte mi perdevo in un mutismo assoluto, osservavo molto però, ed i funghi erano i miei “gioielli magici” che mi facevano capire il mondo e le relazioni con le cose, sono stati loro, i funghi, la mia scuola di vita migliore.

Qual è il più bel ricordo legato ai funghi?

I miei ricordi con i funghi hanno sempre in sé il seme della bellezza e dell’armonia, a volte i bimbi si sentono persi, ma io con loro ritrovavo il mio punto stabile, il mio tutto, la certezza delle cose e risposte che non ho mai avuto. Da piccola quindi trovavo la mia parte filosofica del loro insegnamento.
Da adulta il ricordo più bello è quello delle pre-grandi abbuffate, o meglio gli incontri con il commestibile puro che finisce poi sul piatto, gli incontri con distese di Amanita caesarea (ovulo), Boletus aereus (porcino), Macrolepiota procera (Mazza di tamburo).
Ricordo però un giorno magico, cinque anni fà, quando in un bosco della Sabina mi sono imbattuta in un muro di fogliame e arbusti, testarda io, decisi di seguire il percorso dei cinghiali, all’improvviso davanti a me si apre il sipario: la più bella e vasta distesa di Coprinus picaceus in numerosi “cerchi delle streghe”.

Ti è mai capitato di perderti durante una gita a caccia di funghi e di essere salvata da una sexy guardia forestale?

Non mi è ancora capitato di perdermi, perché io ho sempre la mia fidata Sally con me, un cagnolone di 40 kg che ritrova sempre la strada del ritorno, anche se spesso di tornare non ci penso proprio.
Ho quasi l’impressione che se dovessi incontrare una guardia forestale o un guardia parco, sarò io che dovrò riaccompagnarlo a casa.

Se dovessi ripopolare un pianeta e potessi portare con te soltanto tre specie di funghi, quali sceglieresti e perché?Scelta difficile, io i funghi li amo tutti. Ne porterei sicuramente due, uno per la panza, l’altro per la scienza.Opterei per la Macrolepiota procera (mazza di tamburo) per la “panza”, il Ganoderma lucidum per la “scienza” e il terzo è l’introvabile, quello che ancora non è stato classificato.

Se la natura fosse una società, quale ruolo ricoprirebbero i funghi?

Se la natura fosse una società, i funghi sarebbero i “garanti” del mondo.

Parli spesso del fatto che i funghi sono meglio degli uomini, e su questo ci sentiamo di dirti che non ci piove, ma allora, vedendoli come delle creature magnifiche misteriose e quasi magiche (a volte nascono in una sola notte), come fai a mangiarli?

Molti funghi per me prima di arrivare alla bocca e allo stomaco, arrivano agli occhi, allo studio e persino all’anima, l’arte del mangiarli è solo l’ultima fase di un processo di tante altre cose e spesso non è nemmeno necessario.

E ora parliamo un po’ di cucina. Consigliaci un piatto semplice da realizzare, ma perfetto per conquistare un uomo e prenderlo per la gola!

Uno dei miei piatti migliori per non farti staccare più un uomo da te è: in estate il mio gazpacho di anguria con fasolari al lime e Craterellus cornucopioides (trombette dei morti, raccolte a Novembre ma ridotte in polvere); in inverno una zuppa di Boletus aereus (porcino) e Hydnum repandum (steccherino dorato). Poi però l’uomo non si stacca davvero!!!

Qual è il fungo più strano che tu abbia mai mangiato?

Per i miei studi sono molti i frammenti di fungo che sono solita assaporare, alcune specie di Russula, alcuni Tricholoma, persino il Gomphus, sicuramente il fungo più strano che ho assaggiato è la Calvatia, ma con i funghi bisogna fare estremamente attenzione, tanti “si vestono a festa e poi ti restituiscono al Padre Eterno”, l’assaggio è solo l’ultima fase di un enorme studio.

A proposito di stranezze, come vivi il rapporto con i funghi allucinogeni, credi sia qualcosa da sperimentare oppure no?

Sono circa duecento le specie di funghi dalle caratteristiche psicoattive, in particolar modo psichedeliche, Inca, Atzechi e Maya e alcune regioni del Messico i maggiori consumatori di queste sostanze, la psilocibina e psilocina, presenti in diversi funghi. In italia l’Amanita muscaria e l’Amanita pantherina producono differenti principi attivi ma pur sempre non sicuri. Mi discosto molto dall’utilizzo di tali mezzi per estraniarsi da sé stessi e per avere i cosidetti “effetti allucinogeni”, a mio avviso l’utilizzo dei funghi può essere impiegato per scopi ben più onorabili.

Il ristorante dove hai mangiato il più buon piatto a base di funghi dove ci consiglieresti di andare?

La mia casa è il luogo migliore dove mangiar funghi, di tutti i tipi, commestibili e pregiati chiaramente; molti ristoranti propongono buoni piatti di porcini o ovuli…ma il mondo dei funghi è talmente vasto che mangiare solo quelli sarebbe un gran peccato.

L’esperienza di Masterchef ti ha sicuramente messo alla prova, torneresti in tv con un programma completamente dedicato ai funghi? Se sì, quale canzone vorresti nella sigla del tuo show?

Purtroppo a Masterchef non mi hanno fatto cucinare i funghi, pazienza, avrei vinto il programma perché sapevo cosa avrei messo nel piatto, la loro storia, la loro cultura, la loro anima. Per una folle come me, cresciuta a pane e funghi troverei in un programma sui funghi il mio posto migliore, quando non sono nel bosco però. La canzone per lo show, sicuramente di Raffaella Carrà, cambiandone le parole: “quant’è bello andar a funghi da Trento in giù…” Intervista a cura dell’illustre Lupita Palomera